Piccole storie di morte...
L'aria era diventata irrespirabile, le fiamme avevano invaso l'intero appartamento. Tutto il palazzo era ormai avvolto dal fuoco e tutti i ricordi di John stavano scomparendo così come le sue speranze di uscire dall'edificio. Piangeva, misero, ma non poteva fare altro se non mordersi le labbra ripensando a quella sigaretta accesa a letto prima di addormentarsi. Come brucia il fuoco sulla pelle.

Gli piacevano le ore notturne. Quando tutto era silenzio e le luci dei lampioni illuminavano le strade deserte. Non aveva molte pretese: tutto sommato, il posto che aveva trovato gli andava più che bene. Così, anche quella notte, come la precedente, uscì allo scoperto e decise di farsi un giretto. Certo che l'appartamento era proprio gigantesco, con quei soffitti che non finivano mai e stanze enormi in cui vagare. Meno male che sapeva muoversi velocemente. Non abbastanza, però, da evitare la suola della scarpa che, senza pietà, lo rispedì da dove se ne era venuto.

Andrea era solito dire: "Se potrebbe andare tutti i giorni al mare a pescare mio papà lo farebbe." E lo ribadiva con forza:"Se potrebbe lo farebbe, ma però pultroppo è un sogno".

Ringraziava Dio tutti i giorni per quel che aveva e lo faceva con il cuore pieno di gioia, gridandolo ai quattro venti. Era un tipo simpatico, di certo non un musone, uno capace di attaccar bottone in ascensore con degli sconosciuti e di parlare con loro per ore. Gli piaceva tanto parlare con la gente. Aveva un sorriso per tutti, una parola gentile, un consiglio, una piccola predica, una barzelletta, un aneddoto per ogni occasione. Adesso ha imparato a farsi i cazzi suoi.
